«Mi piace vincere, sono pagato per questo e io mi diverto solo se vinco». Tadej Pagacar concede al pubblico del Tour l’ultimo show sui Campi Elisi. Lo sloveno per mezz’ora scatena l’inferno sotto il diluvio nel cuore di Parigi.
A 260 metri dallo scollinare di Montmartre però, Tadej non ha più le gambe per rispondere all’attacco di Wout Van Aert. Il campione belga nega così alla maglia gialla l’opportunità di centrare la quinta tappa a questo Tour.
Wout, il corridore più amato dai tifosi di tutto il mondo, trionfa in una delle gare più belle della sua carriera. Pogi, infine ripreso da Ballerini e Mohoric, si concede una meritata passerella. «Volevo ringraziare i tifosi, fare qualcosa di speciale. È stata una bella tappa, Van Aert ha meritato di vincerla».

Tadej Pogacar vince il suo quarto Tour de France con 54 maglie gialle indossate in carriera. Una Boucle da record non solo per i distacchi inflitti a Vingegaard (4’24”) e al giovane Lipowitz (11’). Soprattutto per aver distanziato 150 corridori di oltre un’ora, grazie alle migliori performance di sempre.
Fin dalla prima tappa Tadej ha dimostrato di essere il più forte. Sul Mûr de Bretagne le sensazioni erano ottime. Ad Hautacam in cima ai Pirenei ha staccato Vingegaard. Super alla crono in sella a una bici normale, senza guanti e nemmeno il nastro sul manubrio.
Solo in questa stagione lo sloveno ha centrato Strade Bianche, Fiandre, Liegi e Freccia. Ora gli manca un altro gradino per arrivare al pari di Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. «Raggiungere a cinque Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain non è un mio obiettivo. Corro perché mi piace farlo da quando ero bambino. Vincere 4 volte il Tour è già una cosa fantastica, figuriamoci cinque o sei».
Intanto a 26 anni Tadej ha già un bottino da capogiro. Oltre ai quattro Tour bisogna aggiungere un Giro d’Italia e un titolo di campione del mondo. Quattro Lombardia, tre Liegi e due Fiandre. «Ogni giorno che spillo il numero sulla schiena può essere l’ultimo per vincere, per questo se posso non mi tiro indietro».
Malgrado Pogi non sia riuscito a conquistare la frazione di Parigi, il successo di Van Aert non l’ha incupito. Anzi, Tadej era al settimo cielo. Contento per la fine di una Grande Boucle che ha dominato ma che ha sofferto nell’ultima settimana.
In un Tour con oltre 50 mila metri di dislivello persino un fenomeno come Pogacar è arrivato stanco. I francesi lo hanno pure criticato, per troppa ingordigia prima e per eccesso di attendismo dopo. In particolare durante l’ultima settimana per la poca disponibilità alle interviste. «A me piace parlare, tuttavia dopo ore di fatica, ogni minuto guadagnato per il riposo è un tesoro».
Ora ci si aspetta che Tadej vinca la Vuelta realizzando la prima doppietta con il Tour. A riguardo dice. «Adesso penso solo alle vacanze e non al futuro. Se farò la Vuelta? Tra un paio di gironi saprete tutto. Il Mondiale in Ruanda è un obiettivo, di sicuro cercherò il bis. E poi c’è il Lombardia, una corsa che mi piace molto».
Sui Campi Elisi è salito sul podio anche Jonathan Milan con la maglia verde. Il friulano l’ha vinta con 78 punti in più di Pogacar. Jonathan Milan al suo primo Tour è stato vincitore di due tappe, a Laval e Valence. In carriera conta 4 tappe al Giro. Oro ai Giochi di Tokyo e ai Mondiali 2021 nel quartetto, oro sui 4 km ai Mondiali 2024.
«Sono stati giorni fantastici e durissimi. Grazie al mio team sono riuscito a superare i momenti difficili. Senza l’aiuto dei miei compagni non sarei salito sul podio dei Campi Elisi». Sul futuro, le idee di Milan sono chiare. «Posso crescere ancora, sono giovane e voglio sempre migliorarmi. Intanto mi godo questo successo, poi ritorno a lavorare. A presto».
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