Caro Marocco, ora puoi crederci

Il Marocco è la prima squadra africana nella storia del calcio a raggiungere la semifinale di un Mondiale. I magrebini, conquistano di forza il palcoscenico del Qatar. Si tratta di una nazionale che ha le tre qualità fondamentali nel calcio: motivazione, spirito di squadra, organizzazione di gioco. Dietro questi ragazzi non c’è soltanto una nazione, ma un continente intero. La vittoria meritata, sul Portogallo, spiega in che modo le qualità morali nel calcio, spesso possono valere più di quelle tecniche. 

Hakimi e Amrabat possono vincere la Coppa del Mondo? Ci sono cinque buone ragioni per rispondere sì. La prima è semplice, il Marocco gioca bene. E questo grazie ai suoi undici uomini sempre attivi, con o senza palla, a tutto campo, fino al fischio finale. Ciò rende il Marocco una formazione ben organizzata.

In 5 partite, ha subito un solo gol dal Canada. Sa difendersi e al contempo attacca con i terzini più aggressivi del torneo. La favola della piccola capace di incartare le grandi non c’entra affatto. Il Marocco sa pressare. Amrabat trascina i compagni e li guida con senso di gruppo, modestia e umiltà. Cose che ai quarti, il Portogallo, non ha mostrato di possedere neanche in minima misura. La squadra di Fernando Santos, quasi sempre in fuori tempo, ha giocato in modo superficiale. Lanci lunghi, ritmo basso, mancanza di movimenti senza palla.

Vedi Bernardo Silva e Joao Felix. I due avranno toccato il pallone cinque o sei volte prima di appoggiarlo a un compagno che stava al loro fianco. Il Marocco, invece, ha dimostrato idee chiare e gioco di squadra. Merito dell’allenatore Walid Regragui, bravo a creare una squadra difensiva in grado di ripartire all’istante. E questa sembra essere la ragione per la quale il Marocco ad oggi, non ha subito gol. Né dal Portogallo, né dalla Spagna, né dal Belgio, né dalla Croazia.

Il Marocco non è messo male neppure a individualità. Basti osservare Hakimi (Psg), Ziyech (Chelsea) e Mazrauoi (Bayern Monaco), Boufal (Angers). D’altronde, chi gioca in club come Psg, Chelsea e Bayern può trasmettere personalità ai propri compagni. La sorpresa è Ounahi, bravissimo, che ha stregato Luis Enrique dopo la sconfitta della Spagna.

Il portiere Bounou, dopo i rigori parati alla Spagna è ora un eroe nazionale. Autorevole colonna difensiva è Saiss, uscito in barella con il Portogallo. Problemi fisici anche per l’altro centrale Aguerd e per il terzino Mazraoui, ma El Yamiq, Dari e Attiat-Allah. Il Marocco ha una discreta profondità di rosa, meno in attacco dove ha trovato spazio e poca gloria anche il barese Cheddira. El-Nesyri, il giustiziere del Portogallo, è la miglior garanzia di un reparto inferiore agli altri: 5 gol segnati contro gli 11 della Francia.

Adesso ci sarà una semifinale tutta da godere tra il Marocco e la Francia che ha eliminato l’Inghilterra. Nel primo Mondiale in terra musulmana, il Marocco, prima squadra araba a raggiunge la semifinale, si sente a casa. La formazione diretta da Walid Regragui, rappresenta molto di più di una singola nazione o di un continente. Di fatto gioca per tutte le minoranze del mondo.

Lo ha dichiarato alla grande “Bono” Bounou: «Siamo i Rocky Balboa del Mondiale». Gli umili che prendono a pugni i grandi e urlano “Amrabaaaat!”, invece che “Adrianaaaa!”. A dire che il Marocco può farcela sono anche gli avversari mandati k.o. uno dopo l’altro. A partire dal Belgio, che negli ultimi anni ha bivaccato al vertice del Ranking Fifa. La Spagna campione del Mondo nel 2010; il Portogallo campione d’Europa nel 2016.

In Qatar correvano per vincere, in tre non hanno segnato un gol a Bono. Ora c’è da scalare un Mont Ventoux, contro la Francia campione in carica. I Galletti però, in questo torneo, hanno già perso contro un’africana (Tunisia) e forse non meritavano contro l’Inghilterra. Se mercoledì giocheranno con la stessa supponenza, se Dembélé e Mbappé non rincorreranno terzini, potrebbero essere guai.

Se la Grecia ha potuto vincere un Europeo e il Leicester la Premier League, magari l’impresa del Marocco campione, non è poi tanto improbabile. Inoltre, in un Mondiale che ha visto la prima donna arbitro e la finale a ridosso dal Natale, ci si può attendere di tutto. Non a caso, il pallone presentato ieri da Kakà e Casillas si chiama “Al Hilm”, cioè “Il sogno”. Ecco, quella del Marocco non è utopia, ma un sogno. 

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