«Quando in cima al Muro di Huy mi sono voltato e non ho visto nessuno ho tirato un sospiro di sollievo. Meglio che non ci sia stato il fotofinish.»
Un assolo irresistibile, alla sua maniera, e un solco scavato rispetto ai rivali. Alla Freccia Vallone Tadej Pogacar ha deciso così di tenere a freno la sua fantasia lasciando spazio alla razionalità. La Freccia è l’unica delle Classiche che si conclude in salita sul mitico Mur de Huy. Con l’ultimo chilometro davvero impegnativo e i conclusivi 100 metri interminabili.
«Ero reduce da due secondi posti che non sono cattivi risultati – ha dichiarato Tadej – . Vincere però è meglio e per questo sono davvero felice di esserci riuscito. Gli ultimi 200 metri del Muro di Huy si possono considerare come i più lunghi di tutto il ciclismo».
Stavolta Pogacar ha tenuto a freno la sua proverbiale esuberanza limitandosi a controllare la corsa dalle prime posizioni del gruppo. Non appena il Muro ha messo tutti in riga, Pogacar è decollato.
Il duello tanto atteso con Remco Evenepoel di fatto non c’è stato. Il belga conclude la sua gara al di sotto delle aspettative staccato di 16 secondi. Il primo dei battuti è il francese Kevin Vaquelin, di nuovo in piazza d’onore come lo scorso anno. Terzo posto per Tom Pidcock. Il britannico si è mostrato comunque al top in prospettiva Giro d’Italia.
L’iridato accelera da seduto quando mancavano 400 metri all’arrivo. Non appena il Muro rallenta la gambe degli uomini migliori, Pogacar parte prima della “Curva Criquielion”. Quella che immette alla rampa più crudele con pendenze anche sopra il 20 per cento.
«Ho attaccato da seduto – ha spiegato Pogacar – forse perché il mio corpo è posizionato molto più avanti sulla bici. D’altronde è lo stile che uso da quando sono piccolo. Può essere che correre in questa maniera mi agevoli di molto rispetto agli altri».
Con oltre dieci secondi di vantaggio Tadej termina a braccia al cielo la sua lunga volata. Mai così tanti da quando la Freccia finisce ai piedi di Huy con i più forti tutti assieme in un gruppetto.
Il volto dello sloveno resta segnato dalla fatica ma anche da un pizzico di rabbia. Pogacar ha voluto vincere la Freccia Vallone per cancellare la delusione dell’Amstel. Nella classica olandese, il campione del mondo aveva allungato a una cinquantina di chilometri dal traguardo.
Tuttavia Remco Evenepoel con Mattias Skjelmose erano andati a riprenderlo. Il danese si era addirittura permesso di vincere la corsa battendo Tadej e Remco. Pogacar questa sconfitta non l’ha affatto digerita.

Stavolta le cose sono andate in maniera diversa. Evenepoel non ha potuto dare accenno a nessuna una risposta. Il belga era già al limite quando Pogacar ha deciso di andare via. Skjelmose invece ha dovuto alzare bandiera bianca per colpa di una caduta a 41 chilometri dal traguardo. Il corridore danese sull’asfalto bagnato ha riportato escoriazioni e botte a un gomito. Ad ogni modo non dovrebbe avere problemi in vista della Liegi di domenica.
«Qualcuno dice che non sono obbligato ad arrivare sempre per primo – spiega Tadej -. Nella mia mente questo concetto non esiste. Gli altri possono dire quello che vogliono, io parto per vincere le gare. Se poi la mia condizione è buona, perché non dovrei provarci?».
Pogacar è un corridore che davanti alle sfide non si tira di certo indietro. Vedi con Van der Poel tra Sanremo e Roubaix. Ora con Evenepoel sulle Ardenne. Al Tour se la rivedrà contro Vingegaard. Gli avversari cambiano a seconda dello scenario ma lui c’è sempre. Un po’ come faceva in passato Eddy Merckx.
Ad oggi il percorso dello sloveno nelle Classiche è impressionante. Nel corso di questa stagione Pogacar ha debuttato con un primo alla Strade Bianche e terzo alla Sanremo. Di nuovo primo al Fiandre e secondo alla Roubaix. Argento all’Amstel e ora vincitore alla Freccia.
Insomma Tadej è sempre sul podio. Domenica c’è la Liegi-Bastogne-Liegi. Lo sloveno l’ha vinta lo scorso anno e nel 2021. Di sicuro se la vedrà con Evenepoel. Il campione olimpionico ha già conquistato la Liegi nel 2022 e nel 2023. La sfida è aperta.
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