«Questa è la mia prima maglia di leader in un grande giro. Darò tutto per tenerla anche se non posso promettere che ci riuscirò. Il Giro d’Italia merita rispetto. Pertanto voglio provare a vincere il più possibile».
Mads Pedersen vince la prima tappa del Giro d’Italia a Durazzo e diventa il primo danese di sempre a vestire la maglia rosa. Il merito va al suo team che ha saputo eseguire alla perfezione un piano ben congegnato.

«Il Giro d’Italia non si vince alla prima tappa», dichiara Mads. Tuttavia, non posso tirarmi indietro e fare il turista per le prossime venti tappe. Ho ancora fame, voglio fare di più».
Pedersen piazza così la sua ruota davanti a quella di Van Aert e poi si lancia in un urlo potente.
«Questa è la ciliegina sulla torta — racconta Mads con la maglia rosa sulle spalle —. A marzo ho vinto la Gand-Wevelgem e mi sento un uomo da classiche. Il Giro d’Italia però è un’altra storia e il successo qui a Tirana ha un significato importante».
Pedersen è un ciclista che molto spesso agisce di testa sua e non ha paura di andare controcorrente. Ad esempio mentre altri ciclisti in inverno si preparano in altura, lui dice no e resta con la famiglia.
Inoltre, odia i social e spesso si allena pedalando sui rulli usando abbigliamento invernale per simulare il caldo. «Una cosa orribile», ha confessato. Il corridore danese dice pure di aver svoltato grazie a una strana bibita, un mix di limone e broccoli.
Il percorso di 160 chilometri da Durazzo a Tirana del Giro numero 108 ha un significato importate. Malgrado qui il ciclismo non sia una tradizione, l’affetto del pubblico è stato sincero fin dal via.
La tappa con vista mare e 1800 metri di dislivello non poteva che escludere ogni speranza per i velocisti. Vedi anche il circuito finale con la salita di Surrel (6,9 km al 4,6%) da ripetere due volte.
E nella discesa che portava ai meno cinque, ad imporre il ritmo c’era prima la Visma di Van Aert e poi la Red Bull di Roglic. La caduta di Mikel Landa, con conseguente frattura dell’11a vertebra, ha portato una certa preoccupazione tra il pubblico.
Ma è stata la Lidl-Trek di Pedersen che al secondo passaggio ha preso di petto la corsa, soprattuto grazie al lavoro di Giulio Ciccone.
«Avevamo una strategia chiara», confessa l’abruzzese della Lidl Trek. «Volevamo rendere dura la corsa. Perciò abbiamo alzato il ritmo».
Allo sprint, il giovane Vacek ha lanciato Pedersen sul lato destro della strada. «Il mio focus era solo Vacek che pedalava davanti a me — ammette Mads —. Gli urlavo di continuare ad accelerare e mi concentravo su di lui e me stesso». La rimonta di Van Aert si ferma all’ennesimo “argento” della carriera.
Nella cronometro di oggi, secondo atto della tre giorni in Albania, Pedersen potrebbe perdere la maglia. Ad ogni modo il danese non è certo fermo contro il tempo. «Nelle crono brevi me la cavo bene — dice Mads —. E se non riesco a tenere la maglia mi auguro che la prenda il mio compagno Mathias Vacek».
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