C’è chi un Giro lo butta dalla finestra e chi se lo riprende sulle Finestre. Simon Yates, che sette anni fa perse il Giro sul Colle delle Finestre, se lo è ripreso.
Era il 25 maggio 2018 quando Chris Froome scattò in faccia all’inglese in maglia rosa sul Colle delle Finestre. Fino ad allora per diciotto tappe Simon aveva corso in modo eccezionale. Quel 25 maggio, sui tornanti del Finestre, Yates precipitò in una crisi senza precedenti. Il britannico non solo perse 40 minuti rispetto al keniano, ma anche un pezzo della sua anima.

Da allora, Simon Yates ha atteso con pazienza 2.563 giorni e 180 mila chilometri di allenamenti e gare per riprendersi la rivincita. Questo clamoroso monte in mezzo a un bosco per Yates raffigura la sua Divina Commedia: inferno, purgatorio e paradiso insieme.
Ieri Simon, ha espiato le sue colpe con la fatica vincendo la corsa della vita, il Giro d’Italia 2025. Al termine della tappa l’inglese aveva la voce rotta dalla commozione. Ha provato a vincerlo per anni e il Giro è sempre stato il suo sogno.
«Ho investito molto della mia vita per il Giro, avevo sempre fallito, ma oggi è il mio giorno – dice -. Quando ho visto che nel percorso c’era il Finestre, ho avuto l’idea di tornare per chiudere un capitolo. Dovevo solo credere in me».
D’altronde, quando la corsa rosa non ha un padrone definito, ogni ipotesi può diventare realtà. Simon a questo Giro è rimasto sempre alle spalle dei duellanti Carapaz e Del Toro. I due sudamericani si sono presi a pugni per 20 giorni. Alla fine hanno buttato via un patrimonio, anche per una serie di errori tattici.
Isaac Del Toro, giovane esuberante, ha commesso l’errore di rispondere al primo violento attacco di Carapaz ai piedi della salita. I due sono poi rimasti soli e il Giro sembrava ormai una questione chiusa.
Simon Yates invece ha continuato del suo passo e quando entrambi i rivali hanno finito di beccarsi li ha salutati. In cima al Colle delle Finestre, tra due muri di pubblico, l’inglese era maglia rosa virtuale.
Il Colle delle Finestre, alto 2178 metri, una striscia d’asfalto e terra in Piemonte, è stato la cornice perfetta. La strada si arrampica stretta e negli ultimi 8 chilometri diventa polvere: uno sterrato iconico. Quassù sono saliti a migliaia, tutti con le bici, in una scenografia da film.
Il vantaggio virtuale in classifica era importante ma non impossibile. Del Toro avrebbe potuto persino recuperare i secondi di svantaggio se non fosse rimasto solo.
Yates però sulla strada ha trovato Wout Van Aert. Il belga era in fuga già dal mattino, dove per grave errore tattico, non era entrato alcun compagno di Del Toro e di Carapaz.
I sudamericani sono rimasti dietro a marcarsi e litigare, come se la battaglia tra loro fosse più importante del Giro. Una follia. La Visma ha poi completato il capolavoro. Yates a ruota di Van Aert ha ingigantito un enorme vantaggio. Un beneficio tale da rendere impossibile qualsiasi rimonta sul Sestriere.
Per la cronaca Yates ha recuperato ai due 5’13” e ha vinto il Giro con 3’56” di vantaggio su Del Toro e 4’43” su Carapaz. Quarto posto per il canadese Gee, quinto Damiano Caruso, sesto Giulio Pellizzari. A vincere la tappa è l’australiano Harper che precede Verre, ragazzo di Marsicovetere.
«Non riesco a descrivere cosa provo — ha spiegato Yates, travolto dall’emozione —. Sapevo che avrei dovuto provare qualcosa in quel punto. A sette anni da quel giorno disgraziato ero ancora convinto che il Finestre fosse la salita del mio cuore. Ho superato anni di difficoltà, di cadute, di sconfitte, di nausea della bici. È incredibile».
Sul finale del Giro 108 Simon Yates realizza il sogno della vita. Una fortuna per pochi eletti: riprendersi con merito ciò che oramai sembrava perso.
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